La Val di Zoldo, o Val Zoldana, o anche Valzoldana si distende fra il maestoso Monte Pelmo e l'imponente Civetta, collegata all'Agordino attraverso il suggestivo Passo Duran, e alla Val Fiorentina per la Forcella Staulanza. Le rive del torrente Maè, affluente destro del Piave, sono costellate da pittoresche frazioni dalla particolare architettua a 1.300 metri circa di altitudine, e i centri principali sono i comuni di Forno di Zoldo e Zoldo Alto. I primi insediamenti nella Valle di Zoldo avvennero sicuramente per l'uso dei pascoli e, successivamente, per lo sfruttamento delle miniere di ferro e di piombo. La lavorazione del ferro, in parte estratto nelle miniere zoldane, fu caratterizzata dalla produzione di chiodi e proseguì dal 1200 fino verso la fine del 1800 quando l'economia della Valle subì un tracollo a causa di due disastrose alluvioni (1882 e 1890) che distrussero le officine. Dopo un periodo di spopolamento, la ripresa avvenne con la nascita della produzione artigianale del gelato, che i maestri zoldani ormai esportano in tutta europa e nel mondo.
Nel 1963 vennero realizzati i primi impianti di risalita che oggi, con i punti di accesso di Pecol, Palafavera e Pianaz, fanno parte del comprensorio sciistico del Monte Civetta. Anche d'estate la valle è un'affascinante meta: per escursioni ad alta quota (sul Pelmo, sul Civetta o sul gruppo della Moiazza) e per i ferratisti, con possibilità di indiscusso valore. Fra le tante mete possibili, la salita ai piedi del Pelmetto, permette di vedere le orme dei Dinosauri, impronte di animali preistorici risalenti a 250 milioni di anni fa. Per la mountain bike la Val Zoldana propone l'anello del Civetta Superbike, un percorso che parte ed arriva a Pecol, in tutto cinquantrè chilometri con 2381 metri di dislivello. Il patrimonio storico-culturale della Valle è di grande interesse e viene valorizzato da feste e manifestazioni di diverso tipo: come le mostra mercato dell'artigianato artistico (in particolare quello del ferro battuto), la mostra mercato prodotti biologici, o la tradizionale Gnaga (sfilata di maschere in legno).
Forno di Zoldo, il capoluogo comunale della valle, tranquilla località di villeggiatura e di soggiorno a 848 m, nel passato fu dapprima feudo medievale amministrato dal vescovado di Belluno e successivamente passò alla Serenissima Repubblica di Venezia. Come rivela il nome, dovuto alla presenza di forni fusori per i metalli, fu un importante polo metallurgico specializzato (a testimonianza di questo passato è oggi possibile visitare il Museo del Chiodo). Nel paese è sita l'antichissima chiesa, fondata nel X secolo, di San Floriano a Pieve di Zoldo, con strutture e affreschi gotici e due tavole quattrocentesche di Girolamo da Trento, oltre che all'Altare delle Anime scolpito da Andrea Brustolon tra il 1682 e il 1685. Da sottolineare che Forno di Zoldo è uno dei comuni compresi nel Parco nazionale delle dolomiti bellunesi, un ente che si occupa della tutela di questo microcosmo attraverso la ricerca scientifica, l'educazione ambientale, il recupero e la diffusione della “malga modello”, l'uso di moderne tecnologie di sfruttamento di energie alternative, la reintroduzione della Marmotta, lo studio dell'aquila, la tutela della biodiversità e dei valori antropologici e altro ancora.
Nel centro è situato anche uno degli stadi del ghiaccio.
Nel comune di Zoldo Alto, a 1495 m, sono comprese nove frazioni collocate su entrambi i versanti del torrente Maè. Come in altre parti della vallata, gli splendidi tabià, le tipiche costruzioni in legno e pietra che servivano da fienili, sono oggi spesso trasformati in lussuose abitazioni destinate soprattutto ai turisti. Qui le botteghe di gelato artigianale sono diffusissime e attraenti.
In località Goima, è possibile visitare il Museo etnografico degli usi e costumi della valle. Il museo, che si articola in vari settori corrispondenti alle diverse attività che nei secoli scorsi venivano svolti in queste zone (dall'agricoltura alla metallurgia, alla falegnameria, alla filatura, all'industria calzaturiera), venne istituito nel 1997 con lo scopo di raccogliere e studiare i materiali che riguardano la storia, l'economia, il dialetto, il folklore, gli usi e costumi della valle. Da non perdere anche la Chiesa di San Valentino . L'edificio, di modeste dimensioni ma di pregevole fattura, è di origine quattrocentesca e custodisce all'interno l'altare della S. Croce (del Brustolon), mentre all'esterno è affrescata l'immagine del santo patrono (S. Valentino). I zoldani festeggiano il 6 dicembre San Nicolò.
Barbara
21 marzo 2007

Un inquadratura di Forno di Zoldo in Val Zoldanda

Il torrente Maè in Val Zoldana